IL FIBA: UN FESTIVAL, MOLTE SCOMMESSE

Dopo una breve pausa nei mesi letargici dell’inverno europeo, eccoci di nuovo pronti a raccontare le novità della scena teatrale argentina!

Abbiamo raccolto le idee e, per cominciare, vogliamo portarvi al FIBA, grande kermesse a cadenza biennale che Progetto B.A.R.C.A. ha seguito per tutto il mese di Ottobre 2017, unica presenza italiana tra corrispondenti da tutto il mondo. Abbiamo visto spettacoli, incontrato artisti e fatto esperienze uniche ma cominciamo con una panoramica su questo evento così speciale.

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«Rien ne va plus!»

Giunto alla undicesima edizione, il FIBA – Festival Internacional de Buenos Aires è uno degli appuntamenti teatrali più importanti dell’America Latina e quest’anno, sotto la nuova direzione del 43enne Federico Irazábal, ha scommesso in grande.
Con più di 60 spettacoli distribuiti in quasi 40 luoghi della città tra teatri, auditorium, piazze, quartieri, biblioteche e spazi culturali riunisce, per la sola parte teatrale, titoli internazionali, opere selezionate tra il meglio della produzione argentina delle ultime due stagioni e debutti nazionali, alcuni in coproduzione con lo stesso Festival, concentrati in tre settimane dal 5 al 27 Ottobre 2017. A tutto questo vengono affiancate un ciclo di proiezioni cinematografiche (di cui una parte a cura dell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires che mette a disposizione riprese video di allestimenti teatrali di opere di Pirandello dagli anni ’50 agli anni ’70), un programma di workshop e masterclass, un mercato per operatori internazionali, mostre e performance. Come da tradizione ospita anche il premio di nuova drammaturgia Germán Rozenmacher, quest’anno alla X edizione e allestisce una versione “ridotta” del festival a Santiago del Chile, il FIBA en Chile dove vengono presentati alcuni dei titoli programmati a Buenos Aires.

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Conferenza di apertura del FIBA, Teatro San Martín

Caccia al fantasma

Mentre non si può negare che l’evento è di grande portata, rimane più difficile coglierne l’essenza, la linea artistica e a volte si ha la sensazione di dare la caccia a un fantasma correndo di continuo da un quartiere all’altro in una delle più caotiche metropoli del mondo. Come ammette lo stesso direttore artistico “disegnare un festival di arti sceniche in un paese con una produzione tanto ricca e variegata è, senza dubbio, una grande sfida” e in effetti dopo qualche giorno si capisce che il festival è atipico non per scelta ma per necessità. Non sono le opere a entrare a far parte della sua programmazione, allestite e presentate in luoghi deputati e magari riunite in orari e giorni comuni (che permettano allo spettatore una visita ragionata), ma è il festival stesso che, come una sovrastruttura, ingloba molti degli spettacoli presenti nei cartelloni degli spazi più disparati sfruttando l’immensa rete di teatri “off” e “on” che fa di Buenos Aires una delle indiscusse capitali del teatro mondiale e offre spettacoli di tutti i tipi, a tutte le ore, tutti i giorni della settimana. Restituire un sample della realtà teatrale porteña è la vera scommessa, sia per la difficoltà di avere uno sguardo panoramico non escludente sia per la grande diversificazione delle tendenze e dei linguaggi artistici che caratterizzano la scena teatrale argentina.

«Disegnare un festival di arti sceniche in un paese con una produzione tanto ricca e variegata è, senza dubbio, una grande sfida» Federico Irazábal, Direttore artistico

Una programmazione transnazionale

In particolare, Irazábal ha tenuto molto quest’anno alla selezione di opere internazionali – o “transnazionali” come le definisce lui – che sembrano essere in effetti le uniche a generare un vero richiamo tra gli addetti ai lavori, con grandi nomi della performance come Stefan Kaegi dei Rimini Protokoll e il francese Julien Gosselin. Del resto, il sistema teatrale della città è imperniato sull’abitudine che uno spettacolo resti in cartellone anche per uno o più anni di seguito, magari andando in scena due volte a settimana e spostandosi in diverse sale cittadine durante la stessa stagione. Perciò i debutti nazionali non hanno la rilevanza a cui siamo abituati, perché se l’opera funziona lo spettatore la ritroverà senza problemi per mesi e mesi successivi.

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“El Ritmo, prueba 5” spettacolo di Matías Feldman in apertura del FIBA. La fila al botteghino.

Le operazioni più interessanti che abbiamo visto sono senza dubbio i site specific (come appunto “Remote Buenos Aires” di Kaegi) e i processi di creazione che hanno coinvolto alcuni quartieri difficili della città come le famigerate villas ovvero favelas, ghettos problematici dove alcuni artisti hanno portato avanti laboratori restituendo all’interno del FIBA spettacoli unici, ad esempio “La velocidad de la luz” di Marco Canale, con le donne della Villa 31. Il Festival offre anche una discreta vetrina sulla danza contemporanea, con proposte nazionali e non; per restare in tema, interessante è la scelta della coreografa catalana Vero Cendoya di allestire il suo “La Partida” all’interno della Villa 20. Altra scommessa del FIBA è stata introdurre nella programmazione spettacoli provenienti da altre province, una su tutte Cordoba, seconda città del paese, per tentare di produrre una crepa in un sistema totalmente incentrato sulla sovranità artistica della capitale.

Ammirevole cocciutaggine

Molto lavoro dietro le quinte quindi per questo festival che nonostante le lacune organizzative, la comunicazione un po’ latente e la vastità della proposta, viene premiato dal pubblico che riempie le sale e fa fare sold out ai botteghini, approfittando anche del prezzo ridotto dei biglietti stabilito dal festival per quelle repliche che nel normale cartellone costano molto di più. Già la settimana precedente all’apertura della kermesse alcuni spettacoli sono esauriti, comprese recite alle 23.00 di giorni feriali e alle 11.00 di domenica mattina. Incredibile vero?

Scommettere sull’arte, sulla cultura e in particolar modo sul teatro è diventata un’abitudine in questa città dove vanno in scena più di 500 spettacoli a settimana, dove l’artista chiama e il pubblico risponde, dove – ho capito solo dopo, io, con la mia mente di piccola europea – non c’è il bombardamento mediatico a cui siamo abituati in vista di un evento del genere perché, semplicemente, non serve. Il sito del FIBA è attivo solo poche settimane prima dell’inizio del festival e la programmazione viene resa nota altrettanto tardi ma non importa, nel giro di poco i biglietti vanno comunque a ruba. La risposta non è solo nel comportamento del consumatore culturale argentino e nell’abitudine, tutta nazionale, di fare le cose un po’ all’ultimo momento, sempre con la sensazione che tutto possa andare a gambe all’aria un minuto prima dell’inizio.
Il governo di Buenos Aires ha creato un sito che raccoglie tutti i festival della città (www.festivales.buenosaires.gob.ar), una quindicina distribuiti durante tutto l’anno, che formano un’offerta continuativa e adatta a tutte le fasce della popolazione, un segno questo, anche se con margini di miglioramento, dell’esistenza di una “cultura della cultura” e di una pur flebile consapevolezza da parte delle istituzioni.

Se da un lato in questo paese davvero di cultura non si mangia (nonostante la quantità delle iniziative) perché le risorse non sono molte, di cultura si sorride, di cultura si fa gruppo, si superano i momenti più difficili che il contesto socio-economico genera e che tutti in Argentina si sentono sulla pelle. Ci si innamora, si sogna e si va avanti con un’ammirevole cocciutaggine.

2 pensieri su “IL FIBA: UN FESTIVAL, MOLTE SCOMMESSE

    • Progetto B.A.R.C.A. ha detto:

      Ciao Simone!Ti ringrazio. Credo che la maggior parte del finanziamento provenga dal Governo della Città di Buenos Aires ma non so con esattezza. Farò qualche ricerca e ti aggiorno.

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