Teatro Timbre4 lavagna dei sogni

UNA SERATA AL TIMBRE4, OFFICINA TEATRALE NEL CUORE POPOLARE DELLA CITTA’

“PROXIMO” di Claudio Tolcachir
Regia di Claudio Tolcachir
Con Santi Marín, Lautaro Perotti

Devo ammetterlo, per un attimo ho pensato al supermercato. Sono arrivata al Timbre4 con il
biglietto già pronto per Próximo” ma una volta lì, sulla lavagna c’era in bella mostra la
programmazione che dava tre spettacoli diversi nella stessa sera, e non ho saputo resistere, un
po’ come con il 3×2 alla cassa. Ho comprato l’entrata anche per “Tercer cuerpo” alle 21:30, listo.
Ma come fanno a farlo di seguito? “Bè, finisce quello prima e in mezz’ora riallestiscono tutto per
quello dopo” mi spiega la ragazza della biglietteria, mentre io vorrei dire “Certo!” ma non ci riesco. Alla sala di México del Timbre4 (ce ne sono due ma l’altra ha l’ingresso su Boedo) si entra dal palcoscenico, perciò chi c’è c’è e poi si chiude e si comincia. Ma la gente non si fa attendere e il teatro è gremito. Stasera è l’ultima recita di “Próximo” creazione di Claudio Tolcachir che ha
debuttato a luglio di quest’anno e che ancora non è mai stata allestita altrove. Ho grandi aspettative e forse per questo rimango un po’ delusa, non credo che questa sia la migliore delle opere del drammaturgo argentino che ha dato vita a questo posto meraviglioso e che ormai è conosciuto in tutta Europa. Il tema è di certo attuale, si parla di un amore a distanza
vissuto da due ragazzi che nella realtà non si incontrano mai ma che per molto tempo si parlano e si vedono solo attraverso pc e smartphone, lui, spagnolo, da Madrid, l’altro, argentino,
dall’Australia. Ma la scrittura non sorprende e anche la tensione langue, aspettiamo un
ribaltamento dei ruoli o uno sviluppo inaspettato degli eventi che non arrivano, nonostante il testo sia piacevole e il pubblico reagisca bene, con grande attenzione. Alcune scelte drammaturgiche risultano un po’ facili e l’allestimento scenico non mira a dire qualcosa di più, puntando tutto sulla creazione di luoghi deputati che poi vengono infranti dal continuo andirivieni dei personaggi che invadono l’uno gli spazi dell’altro, utilizzando l’interno di una ipotetica casa. Si sfiorano, si rincorrono, mostrano quella vicinanza che è sempre “a tanto così” ma che ci fa perdere tutto il meglio, tanto che, per guardarsi negli occhi per davvero, i due escogiteranno una soluzione estrema. Da sottolineare l’interpretazione di Lautaro Perotti, che dà vita a un personaggio forte e tenero insieme, scegliendo attorialmente l’arma, vincente, della sottrazione e dimostrando grande precisione nella costruzione fisica del personaggio. Nel complesso una storia “mostrata”, con pochi punti di accesso per chi guarda, un ritratto consapevole e venato di ironia per chi vuole osservare una realtà, ma che non costringe a viverla in prima persona.

Próximo

Próximo

TeatroTimbre4 Proximo

TeatroTimbre4 Proximo

 

 

 

 

 

 

 

 

“TERCER CUERPO” di Claudio Tolcachir
Regia di Claudio Tolcachir
con Hernan Grinstein, Magdalena Grondona, Melisa Hermida, Laura Lértora, José María Marcos, Daniela Pal

Entriamo In sala, la luce èaccesa sulla platea come sul palcoscenico. Insieme a noi entrano gli
attori che man mano sistemano l’attrezzeria e parlano tra di loro a bassa voce ma non ci facciamo caso, perchè qui tra uno spettacolo e l’altro smontano e rimontano la scenografia per quello che viene dopo, perciò potrebbero essere tranquillamente degli attrezzisti. A differenza di prima, stiamo per assistere a un classico della produzione di Tolcachir, uno dei primi testi scritti e messi in scena con il suo originario gruppo di lavoro, quando ancora questo luogo era una fabbrica di scarpe in disuso, riadattata da una compagnia di teatranti. In Italia Tercer cuerpo è tradotto ed edito ma non è mai stato rappresentato, né nella sua versione originale né in italiano. Il neon sospeso al centro della scena dà il via allo spettacolo che si apre con un silenzio di sguardi. E’ l’apice di una forma che simboleggia tutta la storia che verrà, basata su una
triangolazione continua tra i personaggi. Tre. Tercer cuerpo, edificio tre. Tutti lo hanno
abbandonato e si sono dimenticati di queste tre anime alla deriva. Due donne e un uomo che
ancora vanno lì tutte le mattine per lavorare anche se ormai nessuno da più loro nulla da fare, si
sopportano e si proteggono nell’incalzante sviluppo delle scene, in questo micromondo che per
qualcuno è addirittura casa. Spazio reale e convenzione scenica si mescolano dal principio e per tutta la durata dello spettacolo, dato che tutti i personaggi condividono lo stesso ambiente, l’ufficio del Tercer cuerpo, anche quando dovrebbero starsene nel salotto di casa loro. Una giovane coppia, infatti, vive il declino della propria storia d’amore passando tranquillamente da una postazione all’altra nel bel mezzo dei dialoghi degli altri personaggi, fino ad intrecciare il proprio destino con quello degli altri presenti in scena. Gli avvenimenti alla fine riuniranno tutti, stavolta realisticamente, nella stessa stanza d’ufficio. Sarà l’anzianità della produzione, sarà il testo, ma il tempo vola e mi immergo pacevolmente e senza alcuna difficoltà nel vortice delle vite strampalate dei personaggi. Adesso sì che riconosco lo standard. Dietro la scenografia una fila di sedie in vista fanno riposare gli attori fuori scena e il telefono è annunciato dai personaggi non implicati nell’azione invece che dal fonico in regia. Lo spazio è liquido, come il tempo, tutto accade senza soluzione di continuità, precise scelte di regia si combinano con esigenze sceniche – e straordinarie capacità attoriali – con estrema eleganza. Gli attori sono favolosi. Ritmo. Precisione millimetrica anche nel dettaglio, nella sfumatura, padronanza assoluta della materia trattata. Non tutti, ma quasi. Siamo grati che non abbiano spento le luci di sala perchè ci fa davvero piacere essere lì con loro e sentiamo che diversamente sarebbe strano, sarebbe spiare. Invece si rivolgono a noi e ci fanno ridere ed è bello ricevere tanta generosità. Finisce, in un soffio, e si interrompono gli applausi per dire che questa è la replica numero 999 e che sono 9 anni che continuano a farlo perchè gli piace, si divertono. E perchè continua a venire gente. Di non smettere di fare passaparola perchè è il vero motore del teatro indipendente.
Mentre parlano si sente la pioggia battere sul tetto dell’ex fabbrica. Stasera a Buenos Aires
diluvia, è domenica, e in sala c’erano comunque 40 persone.  Credo che il loro metodo funzioni.

Teatro Timbre4 Tercer Cuerpo

Teatro Timbre4 Tercer Cuerpo

Teatro Timbre4 Tercer Cuerpo bacio

Teatro Timbre4 Tercer Cuerpo

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